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By Giuseppe Galasso

Italian version - Giuseppe Galasso esamina in queste pagine los angeles storia italiana ed europea del Novecento, con tutta los angeles vivacità del vissuto di uno dei grandi spiriti che quella storia ha contribuito a costruire. Un protagonista che ha interpretato e promosso lo spirito e l'identità di una cultura, di un mondo civile e sociale, di una tradizione e di uno spazio etico-politico. Un Croce al di là delle polemiche che ne hanno alterato o falsato l. a. figura e il ruolo. Non il dittatore di mezzo secolo di cultura italiana, ma una grande voce dell'Europa in Italia e dell'Italia in Europa. Non il celebratore di una marcia trionfale dello Spirito o del bene e del meglio nella storia, ma un testimone del suo pace e della perenne dialettica propria dello spirito e della storia.

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Dopo il 1870 – egli scrisse allora in una pagina che merita di essere riletta per intero – fu scossa la fede nella libertà come modo di contenere ed appagare e porre in armonia i nuovi bisogni e risolvere via via le difficoltà che s’incontrano, serbando l’ordine sociale e promuovendo il progresso. L’unità germanica era stata pur testé compiuta non per la via della libertà, come si sperò nel ’48, ma per l’opera di uno Stato militare e di un ministro schernitore del liberalismo, e aveva dato al popolo tedesco un ordinamento, costituzionale bensì ma non liberale, e quel popolo, nondimeno, appariva baldanzoso e grandeggiante in ogni sorta di opere.

La produzione intellettuale nell’arte e nelle scienze deve durare una gran fatica per non discendere a livello di una qualsiasi altra attività industriale o commerciale della metropoli, per mantenersi indipendente dalla réclame e dalla propaganda sensazionale e per non essere trascinata dall’inquietudine generale. Saranno necessari grandi sforzi e un grande spirito di rinuncia e di ascetismo per poter rimanere, anzitutto, indipendenti e per potersi così dedicare al proprio lavoro produttivo e creativo: e sarà cosa difficile, se riflettiamo alle relazioni che le arti e le scienze hanno con la stampa quotidiana, col commercio e con le comunicazioni e gli scambi cosmopolitici, con le esposizioni universali.

12 Se queste erano voci di pessimismo e di dubbio nel mondo dei vincitori, si può facilmente immaginare quanto ancor più pessimistiche dovessero essere le voci provenienti dal mondo dei vinti. Per costoro il problema era assai più complesso. Che andasse in frantumi la tradizione germanofila, coi suoi disegni di intesa franco-germanica quale pietra angolare del mondo civile europeo, era il meno. Che all’immagine della Germania colta, umana, civile, paese di poeti e filosofi, si sostituisse quella di una Germania non meno abominevole degli antichi Unni per durezza di spirito e per barbarie di comportamenti, era comprensibile, specialmente dopo che la vittoria di Sedan e la caduta di Napoleone III, invece di placare la spinta bellica prussiana, sembravano ai patrioti francesi liberali averla rivelata nei suoi veri fini di schiacciamento della forza e della posizione del loro paese, anziché di semplice reazione alla politica del deposto Imperatore.

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