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By Arthur Schopenhauer

Aforismi according to una vita saggia (Classici) (Italian version)
Nel 1851 escono i Parerga e paralipomena e Arthur Schopenhauer, alletà di sixty three anni, dopo essere scampato allepidemia di colera che uccise il suo «grande nemico» Hegel, riceve finalmente il successo che merita.
Questo piccolo grande libro e uno dei tanti tesori contenuti nellopera che lo rese famoso. Un libro di saggezza, che smaschera i nostri vizi più comuni: il lusso, lostentazione, los angeles mondanità, il conformismo, l. a. moda, e ci invita a coltivare l. a. nostra personalità, l. a. nostra formazione interiore come il bene principale dellesistenza.
Grande osservatore delle umane manie e avvincente narratore delle comuni vanità, Schopenhauer ci regala anche una brillante collezione di consigli e massime in line with cercare in noi stessi l. a. fonte più autentica della felicità.

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Se la cosa le riuscisse, lei acquisterebbe un vero merito verso di me e verso la filosofia». W. Hayn di Berlino, l’unico che accettasse di stampare, nella dotta e filosofica Germania, un’opera di quella portata. Però a una condizione: l’autore non avrebbe ricevuto alcun compenso, tranne un paio di copie gratuite. Ma non ci si meravigli: oggi che le Lole Montez hanno letteralmente «lolizzato» il Parnaso, Schopenhauer non sarebbe riuscito a trovare neppure un oscuro libraio-editore come A. W. Hayn di Berlino.

E qui c’è già l’impronta della saggezza. Ebbe sempre una profonda avversione per la vita mondana, pur essendo figlio di una salottiera per eccellenza. La madre, infatti, amava brillare, e il suo salotto di Weimar era frequentato da Goethe e da Wieland, ma anche da cicisbei. Ecco come ce la descrive il criminologo Feuerbach, padre del filosofo: «La signora consigliera Schopenhauer, ricca vedova, tiene, qui, cattedra di bello spirito. Parla bene e molto. Di spirito, fin che se ne vuole, ma niente cuore.

Bene, la filosofia può insegnarci come tenercene al riparo. Si eviti accuratamente la gente molesta, per esempio quelli che parlano sempre di sé, dei loro figli e dei loro malanni: costoro ci tolgono il piacere della solitudine senza darci quello della compagnia. Esiste anche una tirannia dei deboli, che talvolta è perfino più insopportabile di quella dei forti. C’è qualche cosa di turpe in chi non sa rassegnarsi al destino e, anche in punto di morte, si ostina a chiamare il medico anziché il falegname.

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